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Caso di abuso sessuale Milena, salvata dall’inferno |
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Milena ha 16 anni, in un pomeriggio di
agosto trova il coraggio di chiamare il 114. Frequenta il secondo
anno delle scuole superiori e il suo compagno di classe Luca, che è
lì con lei, l’ha convinta a chiedere aiuto, a raccontare cosa è
costretta a subire. Il padre, da tempo ha cominciato ad ubriacarsi:
“Da quando andavo in V elementare, mi picchia”, racconta Milena.
"Non vuole che esca, che frequenti i miei amici, per lui devo
stare sempre in casa". L’ultima volta è successo pochi giorni
prima. Inutile scappare: “Sono uscita di casa e mi sono nascosta
per ore e, quando sono tornata, mi ha picchiata con un bastone. Ero
piena di lividi sulle mani, sulle gambe e graffi sul viso. Sono
rimasta chiusa in casa per giorni”. Milena non può contare sulla
madre: “Mentre mi picchiava lei era presente e non ha fatto nulla”.
Episodi come questi, racconta la ragazza, sono capitati spesso. Ed
ora ha paura che riaccada. L’operatrice del 114 cerca di calmare
Milena che, durante il ricordo, è in preda ad una forte ansia ed
inizia a piangere. Le spiega che, grazie alla sua chiamata e al suo
coraggio, ora potrà essere aiutata e che presto quelle violenze
saranno solo un lontano ricordo. Così accade: il 114 ascolta Milena,
le sue difficoltà, le spiega in che modo potrebbe far fronte a
questa situazione, quale aiuto potrebbe ricevere, risponde a tutte le
sue domande. Dopo aver concordato sulla necessità che queste
violenze si interrompano, il 114 chiede la collaborazione delle
forze dell’ordine perché possano intervenire sul posto.
Nell’attesa che gli agenti raggiungano la casa di Milena,
l’operatrice resta al telefono con Milena, la supporta e la
rassicura nei suoi dubbi: sta facendo la cosa giusta per lei e per il
suo futuro. La telefonata si conclude soltanto quando gli agenti
suonano il campanello: nel salutarla, l’operatrice si impegna con
la ragazza a seguire il seguito della vicenda. La Procura minorile
dispone l’allontanamento della ragazza dai genitori e l’ospitalità
presso una casa-famiglia. Milena decide di accogliere il suggerimento
del 114 di ricorrere ad un sostegno psicologico ed inizia un nuovo
percorso di vita, più sereno rispetto alla triste storia che l’ha
vista protagonista.
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Nora, un tentato suicidio |
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E’ poco prima di mezzanotte quando un
papà, in lacrime, chiama il 114: “Aiutatemi, mia figlia Nora, 15
anni, è chiusa nella sua stanza e ho paura che possa farsi del male.
Potrebbe tagliarsi i polsi e io non so cosa fare”. L’operatrice
del 114 cerca di tranquillizzare l’uomo e, intanto, raccoglie le
informazioni necessarie per inviare immediatamente sul posto gli
operatori del 118 e le Forze dell’ordine. Nel mentre, l’operatrice
riesce a farsi passare la ragazza al telefono. Nora, in stato di
forte agitazione, racconta di aver litigato con il padre. Stabilito
un rapporto di fiducia, la ragazza inizia a confidarsi con
l’operatrice, racconta di essere originaria del Nicaragua, che i
genitori sono separati da molti anni, e da pochi mesi vive con il
padre in Italia. Dice di sentirsi sola, non capita, e di soffrire
molto per avere lasciato la mamma e gli amici nel suo Paese. L’
operatrice del 114 dice alla ragazza di comprendere i suoi problemi e
le promette di aiutarla, ma le chiede di non farsi del male. Arrivano
i soccorsi e sia i medici del 118 che gli agenti accertano la
presenza di tagli sui polsi, per i quali Nora è stata immediatamente
trasferita all’ospedale. Il 114 rassicura il padre annunciandogli
che sarà intrapreso un percorso di aiuto e sostegno per lui e la
figlia. Il giorno dopo, in accordo con le altre agenzie coinvolte, il
114 prende contatto con i Servizi sociali dell’Ospedale dove è
ricoverata la ragazza e viene informato che Nora è seguita da un
neuropsichiatra infantile. Successivamente, attraverso i Servizi
sociali, viene attuato un percorso di tutela e sostegno per il
benessere psicofisico della bambina
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Palermo - La storia di Matilde |
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In una tarda serata di Giugno, giunge sulla Linea 114 Emergenza Infanzia la richiesta di aiuto di un padre che, con tono agitato, manifesta la propria preoccupazione rispetto alla conflittualità tra la figlia adolescente e la madre. Ma dopo qualche istante, il chiamante si allontana e, urlando frasi incomprensibili, invita la figlia, Matilde, a parlare con il 114. Inizialmente, la minore si rifiuta di parlare, ma, dopo un lungo silenzio, riferisce di essersi chiusa nel bagno per poter parlare con più calma e, racconta: “Anche stasera papà è ubriaco, è sempre ubriaco, beve tanta birra tutto il giorno; io avevo litigato con mamma e lui si è infastidito perché non poteva dormire. Adesso mamma è sul divano, lei non reagisce mai, non ci difende perché è malata e quando è nervosa ci alza le mani”. Matilde, sentendo accolta la propria sofferenza, racconta al 114 il proprio dramma: “mio padre non ha retto al dolore di avere una figlia affetta da handicap; fìn dalla nascita di mia sorella, lui ha iniziato ad ubriacarsi quotidianamente sfogando la propria rabbia e la propria frustrazione su mia madre, picchiandola. Nel tempo, mia madre, stanca di prenderle ad ogni lite, ha smesso di reagire, trasformandosi in un automa. Durante il racconto, Matilde esprime la propria commozione ed afferma: “è la prima volta che parlo di queste cose con qualcuno, mi sono sempre vergognata di chiedere aiuto”. Il racconto di Matilde viene interrotto dalle urla del padre che, contestualmente alla chiamata litiga con la moglie. Il Servizio 114 Emergenza Infanzia interviene tempestivamente, chiedendo l’intervento delle Forze dell’Ordine per verificare le condizioni psicofisiche delle minori. Giunte presso l’abitazione le forze dell’ordine, constatano l’evidente stato di sofferenza psichica nella quale versa la madre delle minori e lo stato di alterazione di coscienza del padre, causato dall’abuso di alcool. A seguito di tale intervento si concorda l’attivazione congiunta delle Procure presso il Tribunale per i Minorenni e presso il Tribunale Ordinario, che dispongono l’immediato allontanamento delle minori dalla propria abitazione e la loro collocazione presso una struttura residenziale protetta, in attesa di un intervento di sostegno per l’intero nucleo familiare. |
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Palermo - Nucleo familiare in difficoltà |
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Una notte di settembre, chiama una signora di origine straniera per segnalare una situazione di forte pregiudizio a danno dei propri figli di 10, 6 e 4 anni. La signora, con tono molto agitato, chiede aiuto al 114 affermando di avere la casa e i bambini invasi dagli scarafaggi: “i miei figli non stanno bene, non respirano. Ho tanti scarafaggi in casa, sono ovunque, pure sul letto, in bagno ed in cucina; io non ce la faccio più, sono stanca”. Durante la chiamata, la signora passa il telefono alla figlia più grande che molto impaurita conferma di non stare bene, di avere la tosse e aggiunge che sia lei che i fratelli hanno gli scarafaggi sul corpo. Contestualmente alla segnalazione, l’operatore del 114 Emergenza Infanzia contatta il pronto Soccorso Sanitario per un intervento immediato sul posto. Nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi, la signora prosegue la conversazione con l’operatore raccontando di avere perso il marito pochi mesi fa e di avere, da allora, gravi problemi economici. Successivamente, nel corso della notte, un’infermiere del Soccorso Sanitario contatta il 114 informando che, l’ambulanza inviata sul luogo, ha trovato i bambini con una grande quantità di scarafaggi addosso, tosse e febbre molto alta, probabilmente imputabili alle scarse condizioni igieniche. A seguito dell’intervento, il nucleo è stato portato tempestivamente in una struttura ospedaliera per ricevere le prime e urgenti cure mediche . Il giorno dopo, il 114 contatta anche i Servizi Sociali che prendono in carico il nucleo, esprimendo l’intenzione di trovare tempestivamente una nuova collocazione per l’intero nucleo. Da un follow-up successivo, si apprende che l’intero nucleo familiare è stato inserito in una comunità che si occupa di accogliere madri in difficoltà. |
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